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Il crollo della civiltà occidentale

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Per motivi di lavoro, le tematiche trattate nel libro Il crollo della civiltà occidentale [N.Oreskes, E.Conway – PianoB Edizioni, 2015] mi sono particolarmente care. Per motivi di apparteneza alla specie umana, le tematiche trattate nel libro ‘Il crollo della civiltà occidentale’ sono imprescindibili.

Uno dei problemi cronici della ricerca scientifica è l’incapacità di comunicare in modo comprensibile all’esterno della stretta cerchia di ricercatori. La comunità scientifica appare spesso inadatta per dialogare in modo efficace con il resto della popolazione, con coloro che andranno a scegliere i propri rappresentanti politici e con coloro i quali, tramite le loro azioni quotidiane, possono avere un impatto determinante per cambiare il corso degli eventi.

In questo senso, Il crollo della civiltà occidentale costituisce un brillante ed efficace veicolo per la diffusione di ricerche scientifiche e dati reali riguardo le cause del cambiamento climatico e della loro relazione diretta con il modello di vita (insostenibile) che diamo per scontato come unica possibilità.

Il crollo della civiltà occidentale però, non vuole essere soltanto un pamphlet di divulgazione scientifica ma utilizza la forma narrativa per dare ancora più forza a un messaggio che ci riguarda tutti.

Il libro si apre con un’introduzione a firma degli autori e una prefazione che svela da principio l’espediente narrativo, la parte fiction del libro: “La fantascienza costruisce un futuro immaginario; la storia tenta di ricostruire il passato. In definitiva entrambe cercano di comprendere il presente. In questo saggio abbiamo fuso insieme i due generi, immaginando uno storico del futuro che rievoca un passato che è il nostro presente e il nostro (possibile) futuro“. Il tempo presente è fissato al 2393 e l’occasione è il terzo centenario del Crollo della Civiltà Occidentale (avvenuto in un ipotetico 2093). Il narratore è un futuro studioso, uno storico, cittadino della Seconda Repubblica Popolare cinese, che ripercorre gli eventi passati e si domanda perché la Civiltà Occidentale, figlia dell’Illuminismo, fu incapace di agire nonostante le solide informazioni in loro possesso sul cambiamento climatico, e malgrado la piena consapevolezza dei disastrosi eventi che stavano per realizzarsi.

Appunto, perché ?

Questa domanda diventa ogni giorno più urgente (lo è gia da parecchi anni) e la speranza è che anche la XXI Conferenza delle parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite [COP21] sui cambiamenti climatici, iniziata questa settimana, non venga ricordata come un’ennesima occasione persa.

Nel libro, lo studioso cinese traccia le cause del crollo e, oltre agli aspetti strettamente antropogenici: un economia basata sui combustibili fossili e modelli di vita insostenibili, indica l’industria del dubbio come una delle componenti che hanno portato a ignorare i chiari segnali di un’imminente catastrofe ambientale e di conseguenza della civiltà occidentale. A questo proposito va citato anche il libro precedente degli stessi autori: Merchants of doubt  dal quale è stato tratto anche un documentario.

A questo, aggiunge lo studioso cinese del fututo, coloro che avrebbero dovuto comprendere il problema, gli scienziati, furono paralizzati dalle loro stesse pratiche culturali, le quali richiedevano standard eccessivamente rigorosi per l’accettazione delle loro tesi.

La narrazione vera e propria occupa circa il 40% del libro e si divide in tre parti: L’Avvento della penombra, La follia dei combustibili fossili e Il fallimento del mercato. Questo, a mio parere, è forse l’unica pecca del libro in quanto credo che la forma romanzo abbia la capacità (e il dovere) di (anche) informare, di utilizzare strumenti narrativi per analizzare la società contemporanea e le conseguenze delle nostre azioni.

Il libro si conclude con un glossario (rinominato in “Lessico dei termini arcaici” – per reggere l’espediente narrativo), una sostanziosa e precisa intervista agli autori e una consistente lista di note, links e fonti bibliografiche per continuare ad informarsi.

‘Il crollo della civiltà occidentale’ rimane sostanzialmente un saggio ma l’espediente narrativo ideato dagli autori ha il pregio creare un punto di vista esterno, una voce dal futuro che, a giochi fatti, a crollo ormai avvenuto, si domanda com’è stato possibile che l’uomo dei nostri giorni non abbia fatto niente (o abbia fatto troppo poco) per rimediare ai propri errori e fermare la corsa verso l’autodistruzione ambientale e climatica.

Se la parte fiction del libro può servire da monito per ipotizzare cosa succederebbe se non cambiamo direzione, la parte saggistica va utilizzata come base per attuare i cambiamenti necessari per evitare la catastrofe. D’altronde, come afferma Naomi Klein nel suo ultimo libro This changes everything (qui il trailer del docu-film), bisognerebbe cominciare a vedere il cambiamento climatico non solo come la più grande crisi dei nostri tempi ma come la migliore opportunità che potremmo mai avere per costruire un mondo migliore.

Per iniziare a farlo Il crollo della civiltà occidentale dovrebbe essere letto nelle scuole. Leggere questo libro è un dovere morale per noi homo sapiens.

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