Country Zeb

Letti e sul comò (I) – Giugno 2013

Comprati:

  • L’avversario – Emmanuel Carrère [adelphi]
  • La carta e il territorio – Michel Houellebecq [bompiani]
  • Firmato Lester Bangs* – Jim de Rogatis [arcana] (*prestito)
  • La vita coniugale – Sergio Pitol [nottetempo]
  • Watt 3,14 – aa.vv. [ifix-oblique]

Letti:

  • Le particelle elementari – Michel Houellebecq [bompiani]
  • Callisto – Torsten Krol [isbn]
  • Sparire – Fabio Viola [marsilio] ebook

* * * * *

Sto ancora cercando di riprendermi dalla lettura di Le particelle elementari di Michel Houellebecq. Questo libro, in realtà, l’ho comprato oltre un anno fa ma al primo approccio non ha passato la prova delle prime dieci pagine: non riuscivo a ingranare. Poi mi sono messo di impegno e, non sono certo io a scoprirlo, una volta dentro l’esperienza è totalizzante. Ho macinato pagina dopo pagina riempiendo il libro di sottolineature, orecchie agli angoli e note appuntate ai margini. Ho capito di aver metabolizzato le particelle, per quanto sia possibile, quando una sera, senza esitazioni, ho comprato La carta e il territorio. Non credo che lo leggerò subito ma volevo avere un altro Houellebecq a portata di mano per quando sarò pronto ad affrontarlo. La stessa sera, alla libreria minimum fax a Trastevere, visto che ero in vena di comprare quel tipo di libri, ho messo in borsa anche L’avversario, libro che ho scelto per farmi da Caronte ed entrare nel mondo Emmanuel Carrère. Dopo tutto il clamore che ha suscitato Limonov, mi sembrava il caso di provare sulla mia pelle la potenza dell’autore francese.

Poco tempo prima ero stato fagocitato da Callisto di Torsten Krol. Il pensiero, dopo l’ultima pagina, è stato: complimenti Krol, alla fine ce l’hai fatta, 412 pagine senza mollare il tiro (per dirla in gergo musicale). Io lo aspettavo al varco. Ci sarà pure, mi dicevo, qualche passaggio a vuoto, una scena debole, anche solo una pagina, e invece no, tutta una tirata che se mi mettevo a leggere di sera facevo mattino. Ho ancora bene in mente il narratore e protagonista, il bislacco Odell Deefus. Il suo modo di parlare unico, sgrammaticato e ignorante, la sua innocente follia: si inizia subito a volergli un gran bene a quel ragazzone bianco con il nome da nero che voleva arruolarsi e che ha un debole per Condoleeza Rice. In molti hanno sottolineato come sia un peccato che l’alone di mistero che circonda lo scrittore (nessuno sa chi sia veramente, nessuno l’ha mai visto) distolga l’attenzione dai suoi libri, così come mi sembra limitato circoscrivere Callisto al ruolo di satira sulle psicosi anti-terroristiche dell’America post 11 settembre. Non aggiungo altro perché, per questo libro più che per altri, ogni accenno sulla trama rovinerebbe la lettura.

Mentre molte librerie sono costrette a chiudere, fortunatamente ce ne sono altre che aprono. Una di queste è la libreria Scripta Manent (via pietro fedele 54, Roma), un angolo colorato, a strisce bianche e rosse, creato dall’entusiasmo e la genialità di Maurizio Ceccato e Lina Monaco. Grazie a una serie di iniziative stimolanti e innovative (per esempio la serie Letti a colazione: presentazioni di libri, la domenica mattina, in pigiama, su un letto) la libreria sta già diventando un piacevolissimo punto di riferimento, un salotto-camera da letto con tanti libri intorno. Durante l’ultimo passaggio a Scripta Manent ho acquistato il terzo numero di WATT magazine (3,14) (qui avevo scritto una recensione sensoriale al primo numero): un’ennesima prova del duo ifix-oblique che sta riscuotendo grandi consensi come qualcosa di unico nel suo genere, come qualcosa di non appartenente ad alcun genere: a metà fra la rivista, il libro, la fanzine. Certamente il frutto di un’attenzione maniacale per il racconto come forma narrativa, l’illustrazione, lo scouting di esordienti (autori e illustratori) e la ricerca cartografica. Sempre sugli scaffali di Scripta Manent ho scovato, appoggiato di traverso, quel “Firmato Lester Bangs” a cui facevo riferimento in un mio post precedente dedicato a Lester Bangs. Edito da Arcana nel 2003 è un libro ormai introvabile ed è solo grazie alla generosità di Maurizio che lo posso tenere con me per un po’, in prestito. Proprio prima di uscire, mi cade l’occhio su un libro bianco con una chiave inglese in copertina intitolato La vita coniugale. Forse è normale che dopo oltre dieci anni di matrimonio uno cominci a pensare alla propria storia coniugale anche in senso narrativo: se stessi e la propria moglie (o marito) come protagonisti di una storia personale, con inserti tratti dalla commedia, dalla farsa, dalla tragedia. A me capita spesso e quindi, senza esitazione, l’ho comprato. Ho poi scoperto che l’autore, Sergio Pitol, nato in Messico nel 1933, è una delle maggiori figure della letteratura contemporanea di lingua spagnola. Nel 2005 ha ricevuto il premio Cervantes alla carriera.

Infine Sparire, di Fabio Viola. Mi ero ripromesso di scriverne su questo blog ma la mia incapacità di recensire ha fatto sì che mi fermassi all’incipit di una potenziale recensione. Ho poi constatato, con piacere, come il libro stia ricevendo consensi e visibilità sulle maggiori testate. L’incipit di quella recensione mai nata faceva così: Il dialogo con mio suocero è racchiuso dentro una bottiglia di sake, quello con mia suocera ruota esclusivamente intorno al mangiare. Sul treno per Osaka estraggo il mio e-reader e inizio la lettura di Sparire. Questo incipit, oltre a rivelare un elemento autobiografico, ha poco a che fare con il libro di Viola se non per il fatto che il senso di straniamento che provo ogni volta che vado in Giappone l’ho ritrovato tra le pagine di Sparire. La differenza però è che se lo straniamento che provo in Giappone lo vivo con leggerezza e come una sorta di vacanza dalla realtà, nel libro di Viola la sensazione è molto più angosciosa e fagocitante. A dire il vero in Sparire c’è molto Giappone ma pochi giapponesi. Mentre leggevo a grande velocità (a testimonianza di quanto la vicenda e lo stile di Viola siano capaci di catturarti fin dall’inizio) cercavo di rimanere attaccato alla manica di Ennio (il protagonista del libro) e più volte avrei voluto strattonarlo per dirgli No, perché fai così, perché dici quelle cose, perché menti così spesso? (Ennio è un giovane borghese romano che si reca in Giappone alla ricerca della sua fidanzata, apparentemente scomparsa, finendo quasi per dimenticarsi della sua missione e arrivando a sparire lui stesso, soprattutto da se stesso). Ennio imperterrito ti conduce nei suoi abissi, nei suoi labirinti mentali mischiando realtà e fantasia, verità e menzogna, creando mondi immaginari che finiscono per apparire più veri della stessa realtà. Il libro l’ho letto in ebook e solo dopo ho toccato il libro fisicamente e sono stato sorpreso delle sue 288 pagine (leggendolo su ebook mi sono sembrate molto meno). E comunque, in sostanza, questo è un libro che consiglio caldamente e che sono sicuro mi porterà a ritroso per leggere gli altri lavori di Viola.

* * * * *

>>> Cos’è Letti e sul comò ?

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5 commenti su “Letti e sul comò (I) – Giugno 2013

  1. Paolo Zardi
    01/07/2013

    Mi piace vedere come le strade delle persone si intersecano…
    Ho letto “Sparire” in maggio – divorato in un pomeriggio. Vorrei parlarne anch’io, in un post che sarà abbastanza simile a questo.
    Ho letto “L’avversario” la settimana scorsa. Di Carrere avevo letto “Limonov”, punto di ingresso al suo mondo, e poi “Vite che non sono la mia” e “La vita come un romanzo russo”: Quindi “L’avversario” – è stato un buffo viaggio a ritroso nella carriera di un autore. E’ grande, ma non grandissimo. Ha una voce sua, inconfondibile, ma alla fine gira intorno a due o tre concetti, o nodi, che ritornano sempre: la necessità per un autore di confrontarsi con ciò che egli stesso teme, il dolore, i legami tra le persone, la propria debolezza… Sono curioso di sapere il tuo parere.
    “Le particelle elementari” è un grande libro, con un finale che trovo fuori misura. Dopo averlo letto, ho preso “L’estensione del dominio della lotta” che è più semplice, meno ambizioso, e per certi versi più bello. Coscioni mi aveva invece sconsigliato “La carta e il territorio” – o così ricordo. Quando l’avrai letto ci dirai che ne pensi?

    • countryzeb
      25/07/2013

      Stimolato dal tuo commento ho letto Estensione del dominio della lotta. Mi ha in parte deluso e lo trovo comunque decisamente inferiore alle Particelle. Ma ne scriverò sul prossimo Letti e sul comò 🙂

      • Paolo Zardi
        25/07/2013

        Io l’ho trovato inferiore dal punto di vista dei contenuti e della costruzione, ma molto più vero! 😉

  2. Paolo Zardi
    01/07/2013

    ps sul tema delle recensioni, mi permetto di suggerirti questo bel post di Alberto Bullado: http://www.scuolatwain.it/blog/litblogstorm-tu-chiamale-se-vuoi-recensioni/

  3. countryzeb
    01/07/2013

    Grazie Paolo, ramificazioni, incroci, sovrapposizioni, è questo il bello! Concordo sul finale delle particelle, avrei dovuto sottolinearlo anche io. Dopo questo tuo commento “L’estensione del dominio della lotta” è risalito in classifica e forse riuscirà a scavalcare “La carta e il territorio”. Vedremo quale dei due riuscirà ad arrivare per primo sul mio comò 🙂
    Ps: ottimo link, grazie. Letto e commentato.

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