Country Zeb

Elegy for a Desolation Angel – Lester Bangs

Lester Bangs Coney Island

Non conoscevo Lester Bangs. Il suo nome se n’era uscito qualche rara volta da bottiglie di vino rosso o da cocktail sbagliati durante le ore piccole di serate con amici. Solo questo però, niente di più. Poi l’estate scorsa, in viaggio per le vacanze, sull’autostrada, ci fermiamo a un Autogrill per comprare qualcosa da sgranocchiare per rimandare il pranzo a destinazione raggiunta. Giro tra le corsie e prima della cassa, i giornali. Il Mucchio Selvaggio, erano anni e anni che non lo compravo. Il numero è quello di Agosto 2012 e all’interno ci trovo articoli su Tom Waits, Giorgio Gaber, Wu Ming e poi lui: Lester Bangs. Il pezzo è un intervista a Jim DeRogatis – critico musicale, giornalista (qui il suo sito) e autore della biografia di Lester Bangs: Let It Blurt – The Life and Times of Lester Bangs, America’s Greatest Rock Critic. (Qui c’è uno splendido pezzo con l’intervista che Jim ha fatto a Lester poche settimane che lui morisse). Lester Bangs, Lester Bangs. Il suo nome ha cominciato a farsi spazio nella mia mente: un accordone di chitarra distorta, allo stesso tempo irresistibile e irritante. Fatto sta che Lester Bangs, dalla mia testa non voleva uscire. Mi sono abbandonato al volerne sapere di più e non è stato difficile trovare materiale in rete. Lester Bangs amato e odiato dagli artisti, criticato dai colleghi. Lester Bangs, il suo stile influenzato dalla Beat Generation: stile diretto, disinibito, dissacrante. Lester Bangs e i suoi attacchi al “mercato del rock”, fedele alla  propria idea di un rock’ n ‘roll democratico, comunitario e assolutamente non pretenzioso. Lester Bangs, personaggio scomodo. Lester Bangs, che quando è morto qualcuno ha addirittura tirato un sospiro di sollievo: Les ha finito di farsi male.

Minimum fax ha in catalogo 3 libri: raccolte di articoli e saggi di Lester Bangs: Guida ragionevole al frastuono più atroce; Impubblicabile!; Deliri, desideri e distorsioni – tutti tradotti da Anna Mioni (su minima et moralia un suo pezzo sull’esperienza di tradurre Bangs).

Cercando e leggendo ho notato un articolo che veniva spesso citato: Elegy for a Desolation Angel, il primo pezzo che Lester Bangs ha scritto per il Rolling Stone (Novembre 1969) pochi mesi dopo la morte di Jack Kerouac. L’ho cercato in rete senza successo e presto è diventata un’ossessione. Ho contattato direttamente Rolling Stones per farmi mandare il numero che cercavo ma neanche loro tengono materiale così datato. E quindi mi sono tuffato nel mare magnum che è eBay e nell’eBay store dell’utente classicpaul10, ho trovato quello che cercavo. La transazione è stata veloce e indolore – restava solo da monitorare il percorso del pacco e sperare nell’efficienza delle poste. Finalmente vedo che il 14 Dicembre il pacco è stato spedito, da Los Angeles. Esattamente un mese dopo il numero del 27 Novembre 1969 di Rolling Stone è aperto sul mio tavolo.

Cover-RS

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E questo è quanto. Poi l’ho tradotto e Vicolo Cannery l’ha pubblicato.

[La prima immagine in alto è di Chris Stein e l’ho notata qui]

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3 commenti su “Elegy for a Desolation Angel – Lester Bangs

  1. Paolo Zardi
    04/03/2013

    Come sempre, Marco, un grande pezzo – il tuo blog è una delle oasi di bellezza nel mondo spesso arido del web…
    A breve, vorrei curare una specie di “indice” dei tuoi post più belli (praticamente tutti), con un breve abstract, per poi farlo girare.
    Un abbraccio!
    Paolo

    • countryzeb
      05/03/2013

      Grazie di cuore Paolo. Mi fa molto piacere che questi miei sforzi di ricerca e traduzione siano apprezzati. Ricambio l’abbraccio e mi auguro di rivederti presto.

      • Paolo Zardi
        05/03/2013

        Non è solo la traduzione – è anche tutta la storia di questo personaggio, e quella della ricerca del giornale. E’ come andrebbero scritti i post!

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Questa voce è stata pubblicata il 19/02/2013 da in Senza categoria con tag , , , , , , .

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