Country Zeb

Haruki Murakami – 村上 春樹

Tredici libri. Tremilaquattrocentoventicinque pagine lette. 26 centimetri lineari occupati sulla mia libreria. Eppure, scrivere qualcosa su Haruki Murakami non è semplice.

Ho iniziato a leggere i suoi libri alternandoli a quelli di Soseki, Kawabata, Dazai, Mishima (che insieme occupano altri 22 cm della sezione Giappone nella mia libreria), poi ne sono rimasto ipnotizzato e per un periodo mi sono nutrito di Murakami a ogni ora del giorno e della notte. Trovavo nelle sue pagine una specie di conforto, un’atmosfera annebbiata, sfuocata, che era esattamente quello che stavo cercando, in quei giorni nei quali non si vuole fare i conti con la realtà.  Nelle sue pagine mi sembrava di vedere come sogno e realtà possano fondersi. Poi si va avanti, si legge altro, si trova riparo in altre bolle.

Murakami è perfettamente conscio di creare questa atmosfera e infatti, in una intervista al Paris Review (del 2004), cerca di spiegare, riferendosi in particolari ai suoi personaggi femminili.

Paris Review: nei tuoi romanzi sembrano esserci due tipologie distinte di donne: quelle con le quali il protagonista ha una relazione seria e importante – spesso questa è la donna che scompare e la cui memoria ossessiona il protagonista – e l’altro tipo di donna, quella che arriva dopo e lo aiuta a cercare la prima, o a dimenticarla. Questo secondo tipo di donna di solito è schietta, eccentrica e sessualmente disinibita. Il protagonista interagisce con lei in modo sincero e spensierato a differenza della donna scomparsa con la quale non riesce mai a entrare veramente in contatto. Qual è la funzione di questi due archetipi?

Murakami: il mio protagonista è quasi sempre intrappolato tra il mondo spirituale e quello reale. Nel mondo spirituale, le donne – o gli uomini – sono calmi, intelligenti, modesti, saggi. Nel mondo reale, come hai giustamente notato, le donne sono molto attive, comiche, positive. Hanno il senso dell’ umorismo. La mente del protagonista è scissa fra questi mondi completamente diversi e non riesce a scegliere quale prendere. Credo che questo sia uno miei temi ricorrenti. E’ molto evidente in Hard-Boiled Wonderland, nel quale la mente del protagonista è proprio fisicamente scissa. Anche In Norwegian Wood, ci sono due ragazze e dall’ inizio alla fine e il protagonista non sa scegliere fra le due.

L’ intervista (qui) offre molti altri spunti per capire il Murakami scrittore ma anche il Murakami uomo.

Come dicevo, uscito dalla bolla (questo succedeva già alcuni anni fa) mi sono imbattuto in altri due libri su Murakami. Una sorta di metadone, per me che avevo iniziato la fase di disintossicazione. Il primo è: “A Wild Haruki Chase” libro, curato dalla Japan Foundation, nel quale viene chiesto a scrittori, traduttori, artisti e critici il perché del successo globale di Murakami (tradotto in oltre quaranta paesi).  Il secondo, “Haruki Murakami and the Music of Words” è un lavoro di Jay Rubin, uno dei suoi due traduttori verso l’inglese insieme a J. Philip Gabriel. Si tratta di un’ulteriore occasione per conoscere meglio lo stile narrativo dello scrittore attraverso elementi biografici e interviste.

Ora sono completamente fuori dal tunnel (non ho neanche intenzione di leggere 1Q84). Ho tradotto però una breve intervista del San Francisco Bay Guardian a Rubin e Gabriel nella quale emergono alcuni spunti riguardo le difficoltà di tradurre, in particolare da una lingua che presenta differenze sintattiche, di stile e di cultura. L’intervista si conclude emblematicamente con un frase di Gabriel: La verità è che noi facciamo lo sforzo di tradurre un testo perché vogliamo conoscere una cultura, ma alla fine ci si rende conto che la cultura è la cosa più difficile da tradurre.

potete leggere l’intervista completa su Vicolo Cannery.

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7 commenti su “Haruki Murakami – 村上 春樹

  1. Paolo Zardi
    25/10/2012

    Questo layout invita alla lettura: la homepage sembra un menù dal quale scegliere la delizia da assaporare!

  2. countryzeb
    26/10/2012

    Hai ragione, e sai bene da dove è arrivata l’ispirazione, grazie! Significativo il fatto che tu abbia messo questo commento qui, in un post su Murakami, autore del quale, mi è sembrato di intuire, non sei un grande fan 🙂

  3. Muninn libri
    05/02/2014

    Molto interessante l’intervista e l’articolo. E sono d’accordo anche sulla considerazione finale, che allargherei: noi leggiamo Murakami proprio perché troviamo una cultura decisamente diversa dalla nostra. L’uso spregiudicato di fantasia ed erotismo non è così spregiudicato in Giappone. Inoltre il confronto-scontro di questa cultura con tutte le culture è alla base stessa della letteratura (e della cultura) Giapponese moderna, cosa che la rende geneticamente postmoderna. E poi lui scrive benissimo.

    P.S. Ho letto e recensito solo due libri di Mr. HM…sono appena entrato nel tunnel 🙂

    • countryzeb
      05/02/2014

      Aggiungerei però che Murakami H. è uno scrittore decisamente poco giapponese ed è anche questo il motivo del suo successo globale.

      • Muninn libri
        05/02/2014

        Quello che mi dici è molto interessante, perché mi ero fatto un’idea molto diversa. Vista la tua esperienza ti chiederei un consiglio: un libro di un autore più “giapponese”, ma comunque di buona qualità. Mi sono arenato nella lettura di “Io sono un gatto” di Soseki…ma credo ci sia molto di più da scoprire…:)

  4. countryzeb
    05/02/2014

    Ci sarebbe molto da scrivere, e parecchio si trova anche in rete. Le abientazioni e lo stile di Murakami si distaccano molto da ciò che è considerata la tradizione giapponese. Il suo stile (e il suo linguaggio) è semplice, diretto e si avvicina molto a quelli che sono stati i suoi riferimenti letterari: soprattutto gli americani, di cui è stato un prolifico traduttore verso il giapponese (Carver in primis ma anche molti altri: Fitzgerald, Capote, Irving). Ma anche, tra gli altri, Kafka e Čechov. E poi aggiungerei anche i numerosi riferimenti a elementi prettamente occidentali: musica, arte etc. Per questo il suo messaggio risulta come apolide (ha vissuto e insegnato negli USA). Interessante il libro “A Wild Haruki Chase” che ho citato sopra. Il surrealismo invece, direi, è tutto suo.

    Anche io non ho terminato “Io sono un gatto” mentre ho amato molto Guanciale d’erba (di cui ho riportato l’incipit in un mio post qui). Per stare su qualcosa di veramente giapponese potrei citare “Il paese delle nevi”di Yasunari Kawabata (delicatissimo) oppure se vuoi entrare in un girone infernale e autodistruttivo leggi “Lo squalificato” di Osamu Dazai. Chiaramente ce ne sono mille altri e poi io non sono esattamente un esperto. 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 23/04/2012 da in Senza categoria con tag , , .

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