Country Zeb

Dove sono andati a finire i soldi

Ogni venerdì ricevo il nuovo numero della rivista Internazionale e una delle prime cose che leggo (partendo rigorosamente dalla fine e dopo aver passato le vignette e l’esilarante oroscopo di Rob Brezsny), è la sezione libri (recensioni). Ho subito capito che avevo trovato pane per i miei denti quando ho letto questa:

Kevin Canty, Dove sono andati a finire i soldi – Minimum fax (2011), 190 pagine, 13,50 euro.

La nuova raccolta di racconti di Kevin Canty, abbonda di momenti vagamente profetici. Come un proiezionista cinematografico dietro le quinte, Canty illumina gli attimi in cui i suoi personaggi si rendono conto che le loro vite stanno per cambiare. Spesso l’azione che fa scattare la trasformazione è solo un catalizzatore delle insoddisfazioni latenti della vita. Tracciare questi cambiamenti nella coscienza è uno dei compiti più impegnativi per uno scrittore di racconti, e Canty lo ha affrontato con successo. In queste storie, sullo sfondo caldo e polveroso del west americano, Canty, già autore di tre romanzi e di due raccolte di racconti, prende sempre le mosse da qualche trauma passato: il divorzio, un incidente d’auto, la morte di un coniuge. Gregory Beyer, Los Angeles Times

Il passo successivo è stato andare in via della Lungaretta, 90/e. I libri di minimum fax sono sempre belli, anche da toccare e quando sono uscito avevo in borsa anche Tenersi la mano nel sonno, un’altra raccolta di racconti di Canty (del 2007).

Ora li sto leggendo, e rileggendo, entrambi. Canty scrive di uomini, di donne, e di bambini. Persone che hanno commesso errori o lo stanno per fare, o che stanno pagando le conseguenze di errori commessi in passato.  E’ una scrittura lucida e commovente. Dialoghi secchi che colpiscono, dentro.  Alcune recensioni dicono che  il suo stile sobrio e tagliente ne fa il miglior erede di Raymond Carver sulla scena letteraria americana contemporanea. Certo, ma non solo, e non mi piace mai molto definire qualcuno come l’erede di qualcun’ altro.

Aggiungo, trascrivendo dalla terza di copertina di “Tenersi la mano nel sonno”, la breve nota biografica: Kevin Canty (Berkeley, 1953) ha svolto una serie disparata di mestieri (dall’ operaio edile allo sterminatore di talpe) e suonato a lungo in gruppi rock. Poi, quando aveva trentotto anni, la prestigiosa rivista Esquire gli pubblicò il suo primo racconto. [..]. Le sue opere sono state tradotte in sei lingue e incluse più volte nella lista dei libri dell’anno del New York Times. Canty insegna scrittura creativa alla University of Montana di Missoula, dove vive con la sua famiglia.

Cercando in rete si trovano numerose recensioni e qualche intervista.

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Questa voce è stata pubblicata il 27/03/2011 da in Senza categoria con tag , , , .

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